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I Pomacchi

Dal libro «Sentire la Grecia. In viaggio fra musiche e tradizioni», p. 136

[…] Percorrendo in autostrada la Tracia è possibile scorgere numerosi paesi sui quali spicca un bianchissimo minareto. Se non fosse per i molti chilometri che ancora ci separano dalla Turchia potremmo quasi pensare di aver passato il confine senza essercene accorti, tanto la loro presenza risalta nel paesaggio.

Come avevamo detto nelle prime pagine del capitolo, i musulmani della Tracia furono tra i pochi a non essere soggetti allo scambio di popolazioni stabilito dal trattato di Losanna del 1923, e così la loro presenza nella regione è tutt’altro che trascurabile. Fra di essi ritroviamo, oltre ai locali e ai Rom, anche i Pomacchi, una popolazione che vive in una fascia che si estende lungo la parte centro-settentrionale delle prefetture di Xànthi e Rodhòpi. I Pomacchi abitano quelli che sono conosciuti come Pomakochòria («Villaggi dei Pomacchi») e parlano una lingua simile al bulgaro, ma con numerose influenze greche e turche.

Nonostante che la maggior parte dei Pomacchi viva in Bulgaria, in Grecia ne ritroviamo oltre novantamila distribuiti in più di centocinquanta paesi della Tracia. Dopo gli avvenimenti del 1923 i greci assimilarono la minoranza musulmana dei Pomacchi a quella turca per via della fede comune nell’Islam: questo, insieme al carattere montuoso e impervio dei territori in cui vivono, ha contribuito al loro isolamento, ma anche alla conservazione della loro lingua e della loro cultura.

Gli strumenti musicali diffusi fra i Pomacchi sono in particolare la pistèlka (un tipo di flauto), il topàn (una variante di daùli), la gàinda e uno strumento a corde della famiglia del tamburàs. Un assaggio della musica dei Pomacchi potrebbe essere la canzone Zagáliha se («Si innamorarono»), i cui versi sono una traduzione quasi letterale di una ballata popolare greca che ritroviamo nella Propontide, Archondoghiòs pandrèvete: […]

© Carmelo Siciliano 2019