Le Piccole Cicladi | Sentire la Grecia

Fra Nàxos e Amorghòs si trovano sei isolette conosciute come Piccole Cicladi: Àno e Kàto Kufonìsi, Dhonùsa, Iraklià, Kèros e Schinùsa. In quest’ultima è nato Nìkos Ikonomìdhis, uno dei più famosi violinisti della Grecia.

Dal libro di Carmelo Siciliano «Sentire la Grecia. In viaggio fra musiche e tradizioni». Tutti i diritti riservati.

Il suo suono pulito e raffinato, ma che allo stesso tempo mantiene un sapore squisitamente tradizionale e locale, insieme alle sue arcate vigorose e ritmiche che farebbero ballare perfino le sedie e i tavoli, fanno di questo musicista un indiscusso virtuoso del repertorio cicladico e più genericamente egeo.

Un’estate, mentre mi trovavo ad Atene, mi venne l’idea di scrivergli per chiedergli la sua eventuale disponibilità a un incontro e magari a darmi qualche lezione sulla musica delle Cicladi: avevo da poco comprato un laùto e non avevo ancora iniziato lo studio vero e proprio di questo strumento. Mi rispose quasi immediatamente, invitandomi ad andarlo a trovare l’indomani a casa sua.

Trascorremmo alcune ore insieme durante le quali mi parlò di una tale immensità di concetti della musica greca che ancora oggi, a distanza di anni, mi sforzo di elaborare, verificare e applicare tutte queste nozioni senza aver finito. Ma ciò che cambiò davvero il mio modo di ascoltare, suonare e «sentire» non solo quella greca, ma qualsiasi altra musica, fu il capire il suo strettissimo rapporto con la danza:

Se questa musica ti piace così tanto, se davvero vuoi capirla, amarla e sentirla fino in fondo devi anche saperla ballare; nessuno può suonare bene la musica greca se non conosce anche le danze. Vedi, la nostra musica è composta da tre parti: melodia, armonia e ritmo. L’armonia è la meno importante di tutte: la sua assenza o presenza non farebbe alcuna differenza per chi balla, e inoltre l’armonia nella nostra musica è già sottintesa dalle linee melodiche, molte delle quali sono state create sapientemente quando il laùto o qualsiasi altro strumento di accompagnamento armonico non esisteva nemmeno. La melodia sì, è importante, perché ci permette di distinguere un brano dall’altro ed è capace di emozionarci diversamente a seconda del modo musicale che segue: ma in fondo puoi cambiare l’ordine delle frasi, modificare alcuni passaggi. Quante varianti della stessa melodia esistono? Tante quante i musicisti che le suonano! Ma il ritmo no, quello non lo puoi toccare. Non puoi spostare un accento, non puoi prenderti la libertà di suonarlo più lento o più veloce. Il ritmo non lo impari solo dalle orecchie, ma anche dagli occhi. Quando suoni, lo fai per qualcuno che sta ballando: devi osservare i suoi movimenti e il modo in cui poggia i piedi, devi interpretare l’espressione del suo viso e i suoi sentimenti. Non è la musica, è lui che devi interpretare. Il ritmo è la base di tutto: se vuoi imparare a suonare bene il laùto o qualsiasi altro nostro strumento, allora studia anche le nostre danze.

Iniziai così a frequentare lezioni di danze greche e oggi, a distanza di anni, non posso che prendere atto della grande saggezza delle parole di Nìkos. Mi sono reso conto che fino ad allora avevo solo ascoltato la musica greca con la mia mente, ma non l’avevo mai «sentita» in tutto il mio corpo e nel più profondo del mio animo.

Nìkos Ikonomìdhis non è solo un interprete, ma è anche autore di numerose canzoni come, per esempio: Sto Kufonìsi («A Kufonìsi, ascolto 5.25),

To ghlèndi («La festa», ascolto 5.26),

Lìgha spìtia sto limàni («Poche case nel porto», ascolto 5.27),

Thèlo na vlèpo ta karàvia , «Voglio vedere le navi», ascolto 5.28).

Carmelo Siciliano
Carmelo Siciliano

Mi occupo di Grecia, da sempre. E mi piace raccontarla attraverso il linguaggio della musica, troppo spesso definito «universale» in modo del tutto fuorviante e semplicistico…

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