La musica di Sìfnos

Dal libro «Sentire la Grecia. In viaggio fra musiche e tradizioni», p. 157-158

[…] Le innumerevoli varianti locali di sirtòs e di bàllos sono senza dubbio le danze più diffuse nelle Cicladi: di tipo circolare aperto misto la prima, in coppie miste e a carattere improvvisativo la seconda. Anche Sìfnos, come molte altre isole, ha la sua canzone ricca di riferimenti a luoghi particolarmente amati dai suoi abitanti, il sirtòs Ston Artemòna:

Ad Artemònas, a Stavrì, a Exàmbela, a Kàstro
per la prima volta ho visto il tuo bianco viso.
Da Artemònas non passo più, perché mi deridono,
andrò a Katavatì, dove mi invitano.

Quella precedente è la versione divenuta famosa attraverso le interpretazioni discografiche di alcuni musicisti conosciuti come Konitopulèi. Si tratta di vari esponenti della famiglia Konitòpulos, fra cui il violinista Ghiòrghos Konitòpulos (1933-1991) e sua sorella, la cantante Irìni Konitopùlu-Leghàki (1931-). In realtà Ston Artemòna è uno skopòs (cioè una melodia sulla quale possono essere cantati distici diversi) dal nome di Tharapianòs («di Tharapià», oggi in turco Tarabya, nome di un quartiere di Costantinopoli).

Ritornando invece al bàllos, quello di Sìfnos ha una particolarità: il suo tempo musicale, non esclusivamente quaternario ma anche ternario, una sorta di valzer, che però, tanto dal punto di vista musicale quanto coreutico, poco ha a che fare con l’Europa e le cui caratteristiche sono inconfondibilmente greche. […]

© Carmelo Siciliano 2019