Intervista su Keratea Polis

Intervista su Keratea PolisEcco la traduzione dal greco dell’intervista che questa estate mi ha fatto il giornalista Constantinos Tsopanis.

CARMELO SICILIANO – il virtuoso italiano di musica greca

Con Carmelo ci siamo incontrati, si direbbe per caso, in casa di Vaggelis Merkouris. Era l’anno scorso, d’estate, quando in tre persone, con un outi e un laouto, ci davamo da fare per ridare vita a una canzone dimenticata degli Arvanites, tormentando le corde dei nostri strumenti, le nostre voci e a momenti le orecchie dei presenti nel cortile di Vaggel’ Roma. “Doi t’ntiegka Kiaratene, po liipis Garoufaliene…”, ma senza pipiza e ntaouli non potevamo renderlo esattamente come lo avevamo conservato nella santità dei nostri ricordi. Quando finalmente, esausti, siamo riusciti a fare una buona registrazione della canzone, ho osservato il giovane italiano, che per tanto tempo ci aveva seguito con un silenzioso interesse, prendere nelle sue mani l’oud e suonare il syrtoballos che avevamo appena finito di registrare.Attraverso le dita sottili di questo ragazzo silenzioso, dalla figura quasi ascetica simile a un santo di un’icona bizantina in una notte di luna piena, l’oud riacquistava vita e prendeva anima dalla sua anima, riempiendo la casa con suoni e colori di un altro mondo, un mondo che lui non viveva, ma immaginava dentro la musica che per tanto tempo aveva ascoltato religiosamente. Stavamo tutti e tre ad ascoltarlo, godendo del suono di un uomo che non aveva avuto dal nostro Paese né ascolti dell’infanzia né vissuto musicale, ma che con la sua maestria e il suo talento riusciva a parlare alle nostre anime e a scuoterle. Cari lettori e compatrioti, vi presentiamo Carmelo Siciliano, il virtuoso musicista della Magna Grecia dell’antichità e dei tempi bizantini, il giovane che ha amato la musica greca, che le ha dedicato la sua vita ed è venuto nel nostro Paese con la fedele devozione che rende alla terra dove hanno visto la luce del sole i suoi progenitori. E poiché qualsiasi cosa riuscissimo a dire riguardo questo contemporaneo filelleno, filosofo e teologo della melodia che spessissimo guida i suoi passi a Keratea, sarebbe poco, preferiamo lasciare parlare lui stesso della sua vita e del suo cammino nell’attività della musica greca.

Carmelo, dandoti il benvenuto tra le pagine della nostra rivista vorrei che ci dicessi due parole sulla tua storia: dove sei nato e quali sono stati i tuoi primi contatti con la musica?

Sono nato in Sicilia, a Catania, e fin da piccolo sono stato incuriosito dalla musica e dagli strumenti musicali in genere. Ho iniziato a suonare la chitarra quando avevo undici anni; dopo alcuni mesi sono entrato al conservatorio: la mia prima formazione è stata dunque quella classica occidentale. A dodici anni, però, sono andato per la prima volta in Grecia con la mia famiglia, ed è stata una vera e propria folgorazione: da allora sono sempre tornato almeno una volta l’anno, e ormai sono oltre venti anni che divido la mia vita fra l’Italia e la Grecia. Di conseguenza ho sempre ascoltato la musica greca tradizionale e il rebetiko, e così l’amore per la Grecia e l’amore per la musica si sono fusi insieme nell’amore per la musica greca.

Qual è la tradizione musicale della Sicilia? In Grecia sono molto conosciute le tarantelle.

In Sicilia come anche nel resto d’Italia, tranne poche eccezioni (la cosiddetta “Calabria greca”, ad esempio), non si è mantenuta nel tempo una vera e propria continuità generazionale nella musica tradizionale, e questo ha segnato purtroppo una rottura irrecuperabile col nostro passato. Non conosco praticamente nessuna persona, della mia età o anche più grande, che sappia ballare una sola danza tradizionale perché l’abbia imparata dai genitori o dai nonni. A differenza di quanto è accaduto in Grecia, inoltre, non ci sono mai state in Italia grandi personalità musicali tali da costituire un esempio e un “modello” di riferimento. La maggior parte delle antiche registrazioni sono inascoltabili: strumenti non accordati fra loro, voci incolte e approssimative, livello tecnico dei musicisti molto basso. Inoltre le attività di ricerca e recupero delle musiche tradizionali, che fortunatamente sono state condotte anche da insigni etnomusicologi in tutte le regioni d’Italia, non hanno avuto grande diffusione tra i musicisti veri e propri, restando piuttosto confinate nelle biblioteche e nei centri di ricerca. Il risultato è che attualmente la musica tradizionale vera e propria in Italia non è suonata quasi da nessuno, mentre abbondano purtroppo gruppi e musicisti che, vantando presunte attività di ricerca, fanno musica che descrivono come “genericamente tradizionale con contaminazioni”, specie del Mediterraneo, e che non rappresenta altro se non il misero tentativo di illudere (e illudersi) di fare musica tradizionale mescolando fra loro elementi che non si conoscono: né la propria musica né quella degli altri. Paradossalmente la musica tradizionale italiana migliore che abbia mai ascoltato in vita mia l’ho sentita qui in Grecia suonata da greci, che hanno più chiaro cosa significa una sonorità “tradizionale” e sono decisamente più seri nell’attività di studio e di ricerca della maggior parte dei musicisti italiani.

Cosa ti ha fatto amare la musica greca tanto da dedicarti interamente ad essa?

All’inizio, quando conoscevo poco la lingua greca, ero attratto soprattutto delle melodie, così sinuose e “orientali”, e dai ritmi, così diversi da quelli occidentali a cui siamo abituati in Europa. Quando poi ho iniziato a comprendere anche le parole delle canzoni sono entrato, per così dire, in un’altra dimensione: non solo ascoltavo questa musica, ma la sentivo dentro di me. E’ stato come se mi avessero dato le parole per dire quello che per anni avevo dentro ma non riuscivo a esprimere. Molti testi di canzoni greche sono degli esempi di altissima poesia; mi piacciono in particolare le canzoni che parlano di “xenitia” (lontananza), e così quando mi capita di ascoltare capolavori come “Gianni mou to mantili sou” oppure “Tzivaeri” a volte non riesco a trattenere le lacrime. E la stessa cosa succede quando in Italia, durante conferenze in cui cerco di spiegare la bellezza di questa musica, traduco i testi: si creano momenti molto emozionanti col pubblico.

Come è iniziata la tua attività di musicista?

Subito dopo aver finito il conservatorio ho avuto la fortuna di iniziare subito a lavorare come insegnante di musica nelle scuole medie a indirizzo musicale; così ho approfittato di questa occasione per investire tutte le mie risorse in viaggi e lezioni in Grecia. Parallelamente ho cercato in Italia altri musicisti appassionati di musica del Mediterraneo in genere e così sono entrato nel mio primo gruppo vero e proprio, Nakaira, con cui suonavamo repertorio tradizionale mediterraneo e balcanico. Ho collaborato con varie formazioni, fra cui il gruppo di musica persiana Avinar e quello di musica siciliana “I Beddi”. Attualmente ho due formazioni stabili: un gruppo di musica greca tradizionale, rebetika e d’Asia Minore che si chiama “Cafe’ Aman”, insieme a Vaggelis Merkouris e Sergio Pugnalin, e un progetto musicale dal nome “L’amore dall’Egeo al Caspio – canti d’amore e separazione da Grecia, Turchia e Azerbaijan”, insieme a Thoni Sorano, Fakhraddin Gafarov e Simone Amodeo. Dall’anno scorso ho trasformato il mio contratto in part-time e così riesco a trascorrere metà anno in Italia per lavorare e l’altra metà qui in Grecia per continuare a studiare.

Quali dei grandi interpreti della musica greca ti piacciono di più? Quali considereresti tuoi punti di riferimento?

Sono cresciuto “musicalmente” ascoltando il più possibile le registrazioni di grandi interpreti della musica greca: Chronis Aidonidis, Stathis Koukoularis, Giorgos Koros, Petroloukas Chalkias, Nikos Saragoudas… Quelli con cui ho studiato personalmente in modo più sistematico sono Christos Tsiamoulis e Periklis Papapetropoulos, ma ho anche avuto la fortuna di incontrare altri eccezionali musicisti e maestri: Nikos Ikonomidis, Sokratis Sinopoulos, Evgenios Voulgaris, Nikos Tatasopoulos, Thanasis Polikandriotis… Recentemente ho iniziato a studiare anche con Antigoni Papailia, Michalis Mantzouris e Maria Ploumi. Inoltre due persone a cui devo moltissimo sono Nektarios Galanis, con cui ho mosso i primi passi nel rebetiko e nella musica tradizionale, e Vaggelis Merkouris, che da anni vive come musicista in Italia e che mi ha trasmesso, con la sua umanità, gran parte di quello che considero “l’essere greci”.

Come vedi il futuro della musica greca? Nei nostri giorni si assiste a una sorta di revival in cui anche tu reciti una parte. Credi che continuerà oppure stiamo respirando l’ultimo alito di una tradizione musicale che si sta perdendo?

Come dicevo prima parlando della musica tradizionale in Italia, in Grecia avete la fortuna di avere, oltre a una delle tradizioni musicali più ricche del mondo, una gran quantità di musicisti di altissimo livello, che portano avanti la vostra tradizione musicale sia con la loro attività concertistica che con quella didattica. Chi in Grecia vuole avvicinarsi alla musica tradizionale ha solo l’imbarazzo della scelta. Io ho avuto a che fare con il conservatorio “Simon Karas” (Kepem) e il museo degli strumenti tradizionali “Fivos Anogianakis” ad Atene, e coi seminari estivi e invernali del Labyrinth Musical Workshop di Creta, fondato da Ross Daly, e ho sempre trovato non solo eccezionali musicisti e insegnanti, ma anche persone splendide e molto disponibili, e questo è stato per me molto importante perché mi ha incoraggiato soprattutto all’inizio. Inoltre sono moltissimi i giovani che si occupano di questa musica, con tanto impegno e passione; e quando mi capita di andare a un panigyri la cosa che ogni volta mi colpisce e mi commuove è il vedere greci di tutte le età ballare insieme, dal bimbo che appena riesce a stare in piedi alla fine del cerchio insieme alla mamma che lo tiene per mano fino a quello che potrebbe essere il suo nonno che invece guida la danza all’inizio. E fino a quando ci sarà questa continuità fra generazioni nell’amore verso le vostre tradizioni, la vostra musica e le vostre danze, personalmente non vedo alcun pericolo per il futuro!

Carissimo Carmelo, hai scelto di amare una patria che, come Kronos, mangia i suoi figli e si ritrova con quelli più degni all’estero. La nostra rivista ti augura che la Grecia ti ricambi con la metà dell’amore che tu nutri per lei. Tutti condividiamo la strada difficile che hai intrapreso servendo la qualità e la verità, visti i tempi della commercializzazione più sfrenata e l’ambiente musicale circostante. Noi, da Greci e Arvanites, ti ringraziamo dal profondo del nostro cuore per quello che sei e quello che fai! Le pagine della nostra rivista saranno sempre pronte ad ospitare il tuo percorso artistico e personale!