Incontri sulla cultura greca al MultiKulti di Catania

Riprenderà a partire dal mese di ottobre il terzo ciclo di incontri multimediali dedicati alla Grecia organizzati dal MultiKulti di Catania in compagnia del musicista e mediatore musiculturale Carmelo Siciliano che, attraverso videoproiezioni, ascolti, immagini, documenti e racconti, presenterà di volta in volta una diversa regione della Grecia e le sue meraviglie. Dalle isole del Mar Ionio alle coste dell’Asia Minore, dalla Macedonia a Creta, un viaggio alla scoperta di musiche, danze, tradizioni, cucina e curiosità!

Intervista su Keratea Polis

Intervista su Keratea PolisEcco la traduzione dal greco dell’intervista che questa estate mi ha fatto il giornalista Constantinos Tsopanis.

CARMELO SICILIANO – il virtuoso italiano di musica greca

Con Carmelo ci siamo incontrati, si direbbe per caso, in casa di Vaggelis Merkouris. Era l’anno scorso, d’estate, quando in tre persone, con un outi e un laouto, ci davamo da fare per ridare vita a una canzone dimenticata degli Arvanites, tormentando le corde dei nostri strumenti, le nostre voci e a momenti le orecchie dei presenti nel cortile di Vaggel’ Roma. “Doi t’ntiegka Kiaratene, po liipis Garoufaliene…”, ma senza pipiza e ntaouli non potevamo renderlo esattamente come lo avevamo conservato nella santità dei nostri ricordi. Quando finalmente, esausti, siamo riusciti a fare una buona registrazione della canzone, ho osservato il giovane italiano, che per tanto tempo ci aveva seguito con un silenzioso interesse, prendere nelle sue mani l’oud e suonare il syrtoballos che avevamo appena finito di registrare. Continua a leggere

Il rebetiko

Le origini del rebetiko sono ancora oggi oggetto di discussione fra gli studiosi, e questo perché questa musica apparentemente così semplice ha assimilato nel tempo una quantità tale di influenze da rendere difficile l’identificazione di un percorso evolutivo ben preciso.

Le fondamenta della musica rebetika sono da ricercare in primo luogo nella musica bizantina, elemento di coesione e di unione fra i greci sparsi ovunque durante la dominazione ottomana; poi nella musica tradizionale, seppur molto diversa a seconda delle aree geografiche; e quindi nelle canzoni degli eroi-ribelli contro il potere ottomano, i “kleftes”, da cui i nome di “kleftika” attribuito a questo repertorio. A questi elementi si aggiunge il patrimonio musicale dei centri urbani più grandi (Smirne, da cui “smirneika“, Salonicco, Costantinopoli) costituito dalle canzoni popolari urbane e dalle canzoni delle prigioni o “mourmourika“, che sono ampiamente documentate già a partire da metà del XIX secolo. Più tardi, intorno alla fine del XIX secolo, si aggiunge l’influenza della musica europea, rappresentata dalle kantades delle Isole Ionie e di Atene, fortemente influenzate dalla musica italiana.

I contatti fra tutti questi elementi iniziarono a intensificarsi intorno alla metà del XIX secolo, in seguito all’indipendenza greca dal dominio ottomano (1821-1822, leggi qui). Nel 1873, quindi, iniziano ad aprire alcuni locali chiamati dapprima santour-cafi e successivamente cafe’ aman, dove i greci appartenenti alla classe lavoratrice si incontravano per bere, fumare e trascorrere del tempo ascoltando musica.

Ma è dopo la catastrofe di Smirne (leggi qui) del 1922 che tutti questi elementi convergono in Grecia: lo scambio di popolazione fra Grecia e Turchia sancito dal trattato di Losanna del 1923 e il conseguente enorme afflusso di profughi greci provenienti dall’Asia Minore riuniscono in un solo posto tutti gli elementi prima citati, dando un impulso enorme allo sviluppo della musica rebetika.

Lo stile che si afferma inizialmente è fortemente influenzato dalla canzone urbana di Smirne, e da qui prende il nome di “smyrneiko“; non a caso alcuni dei principali compositori di rebetika sono nati ed erano già attivi e affermati musicisti proprio a Smirne.

A partire dal 1934 si afferma un nuovo stile detto “pireotiko” ad opera di Markos Vamvakaris, che inizia la sua attività di musicista costituendo il gruppo “Tetrada tou Pireos”, Quartetto del Pireo, insieme a Giorgos Batis, Anestis Delias e Stratos Pagioumtzis, definendo la formazione classica di rebetika costituita da bouzouki, baglamas e chitarra.

A partire dal 1938, con la dittatura di Metaxas, il rebetiko subisce un duro colpo soprattutto per quanto riguarda i testi: vengono proibite le allusioni alle droghe e in genere a tutti gli elementi troppo orientali (per esempio l’amanes) e così alcuni musicisti smettono di scrivere canzoni mentre altri si adeguano alle nuove regole. In questa fase si inserisce l’opera di Vasilis Tsitsanis, che rinnova il genere dal punto di vista dei contenuti, eliminando gli elementi più volgari e “bassi” delle canzoni a favore di testi più eleganti e raffinati, e dal punto di vista musicale, ampliando le formazioni musicali e introducendo nuovi suoni, fra cui la fisarmonica e il pianoforte.

La verità sul syrtaki

sirtakiE’ incredibile come ancora oggi, nonostante la semplicità di accesso alle informazioni grazie a internet, ci sia una quantità enorme di persone, greci compresi, che continua a pensare che il syrtaki sia una danza tradizionale greca. Ma le cose non stanno per niente così…

Sirtaki, Syrtaki, Syrtaky, Sirtaky… e chi più ne ha più ne metta, è una parola greca, “συρτάκι”, e significa “piccolo syrtos”; il syrtos sì che è una danza tradizionale greca, dalle origini molto antiche e anche per questo motivo ballata con numerose varianti più o meno in tutta la Grecia. Ma il syrtaki… no.

Le origini del famigerato syrtaki sono da ricercare nel film “Zorba il greco” del 1964, diretto da Michalis Kakogiannis e basato sull’omonimo romanzo di Nikos Kazantzakis. La scena più famosa del film è proprio quella in cui il protagonista della storia, Zorbas (interpretato da Anthony Quinn), insegna a ballare una danza, proprio il syrtaki (!) a Basil, scrittore inglese trasferitosi per affari a Creta, dove è ambientata la vicenda. La scena “colpevole” è questa:

Ebbene, la coreografia fu inventata apposta per l’occasione! Di conseguenza il syrtaki non è per niente una danza tradizionale greca; semplicemente riprende, in alcuni momenti, i passi di altre danze come ad esempio il chasapiko, che peraltro con Creta non ha nulla a che fare.

Ma non è tutto! Neanche la musica del syrtaki è tradizionale greca, ma fu composta da Mikis Theodorakis come colonna sonora per il film. Questa, almeno, è la versione “ufficiale”, perchè in realtà Theodorakis scopiazzò alla grande la melodia da un brano di un musicista cretese, Giorgis Koutsourelis, che già intorno al 1950 aveva scritto un brano dal nome “Armenochorianos syrtos”:

Pur restando questa scena un capolavoro del cinema, chi continua ancora oggi, greci e stranieri, a propinare al pubblico il syrtaki come “danza simbolo” della Grecia (con tutte le bellissime centinaia di danze che ci sono, poi!) semplicemente perché è un’immagine “che vende” è un furbone che fa leva sui luoghi comuni e quindi sull’ignoranza della gente …

Se volete mettere in crisi sull’argomento syrtaki chiunque, perfino uno stesso greco, basta domandargli se sa di quale parte della Grecia sia originario…

Rebetico o Rebetiko? Rebetici o Rebeti? Rebetica o Rebetika? Istruzioni per l’uso

Quartetto del PireoDa quando in Italia si è iniziato a parlare di musica rebetika si è generata, come è normale, una grossa confusione relativa ai termini legati a questa musica. Vediamo di mettere un po’ di ordine.

In greco il nome per definire questo repertorio è “ρεμπέτικα” [rebetika, rempetika], che è il plurale di ρεμπέτικο [rebetiko, rempetiko]; si sottintende la parola τραγούδια [tragoudia] che significa “canzoni”. Quindi letteralmente “rebetika” sta per “rebetika tragoudia” e significa “canzoni di rebetika”. Ora nel passaggio all’italiano si potrebbe usare o “rebetiko” o “rebetika”, indifferentemente, ma per ragioni grammaticali mi sembrerebbe più lineare parlare di “rebetiko” quando si parla del genere, di “rebetika” quando si parla della musica: in tal modo gli aggettivi concorderanno nella lingua italiana!

Esempi: “il rebetiko è un genere della musica greca” oppure “la musica rebetika si è diffusa dal 1922”.

Il nome greco di chi fa questa musica è “ρεμπέτης” [rebetis, rempetis], plurale ρεμπέτες [rebetes, rempetes]. Quindi l’uso di chiamare queste persone “rebetici” non ha nessuna ragione di esistere. Si potrebbe, al limite, chiamarli semplicemente “rebeti” italianizzando le parole “rebetis” e “rebetes”. Ma rebetici no, vi prego!

Quanto all’uso della C o della K, non mi sembra possa esserci dubbio sul fatto che vada usata la K, come è prassi per la traslitterazione del greco moderno in caratteri latini.

Scale e modi della musica rebetika: i dromi

Il repertorio di musica rebetika fa uso di un sistema modale imparentato con quello bizantino e turco-ottomano, e a grandi linee “derivato” da questi due sistemi. Tuttavia, il fatto stesso che nella musica rebetika si usino strumenti temperati e quindi dal punto di vista intervallare assolutamente “occidentali” ha condizionato questa “derivazione”, per cui allo stato attuale si parla di un sistema modale costituito da modi che in greco moderno vengono chiamati “dromi”, che significa “strade”, “percorsi”.

Questi dromi hanno conservato i nomi dei modi ottomani originari, i makam, rielaborandoli però, nella maggior parte dei casi, in modo diverso, spesso a cominciare proprio dalla struttura intervallare; in qualche caso, addirittura, si arriva a scambiare palesemente nomi di diversi modi, come nel caso di Segiach e Chouzam, ad esempio…

Questo fenomeno è dovuto in gran parte al fatto che i musicisti-compositori di rebetika, a iniziare da quello che è considerato il “padre” della musica rebetika, cioè Markos Vamvakaris, nella maggior parte dei casi non avevano alcuna formazione musicale, e di conseguenza non c’è mai stata alcuna teorizzazione dei dromi da parte dei musicisti che pur li usavano…

Visita www.bouzouki.it per approfondire l’argomento…